Vedete… Non mi introdurrò raccontandovi chi sono o cos’ho fatto nel mio relativamente breve ma lungo tempo. Non vi scriverò né dei miei studi, né del mio lavoro e né tantomeno dei miei interessi. Semplicemente tratterò di argomenti StieVecio approved, che guarda caso, parallelamente corrono a quello che è il mio presente. Il mio debutto sulla scena di StieVecio non poteva che essere legato ad un tema diventatomi sempre più caro con il passare delle stagioni, e con la sempre più viva e invadente presenza del gomito dell’IMBRIAGO (dai che avete capito bene a cosa mi riferisco). Sto parlando proprio di lui, il nostro caro buon vecchio vino. Sarà successo anche a voi di soffermarvi a pensare a quanto triste e piatta sarebbe la nostra vita se quel godurioso nettare di Bacco non esistesse, ammettetelo. Ma tranquilli, non angosciatevi, qui di vino e affini ne abbonderemo e ne godremo! Detto ciò, e finiti i convenevoli, manca solo da definire quale sarà il tema di questo mio primo intervento. Tra una chiacchiera e l’altra il buon barbuto Thomas, quasi folgorato dalla grazia di-Vina, esclamò: “Visto il periodo, perché non l’imminente vendemmia?!”.Ecco qui caro Thomas, mettetevi comodi, versatevi un bel calice di bianco o rosso (sì esatto, prime perle di saggezza: il bicchiere da vino si chiama calice e il vino è rosso, non nero) e seguitemi nella mia passeggiata tra i filari. Alla vostra destra potete ammirare chine diverse schiere di persone maniacalmente concentrate nel selezionare e raccogliere i migliori frutti della terra, alla vostra sinistra invece affascinanti miracoli della tecnologia che setacciano filare per filare raccogliendo tutto ciò che dev’essere raccolto, nulla viene lasciato indietro. Il sole e la fatica non risparmiano nessuno. Vendemmia manuale e vendemmia meccanica, tanta poesia in una, quanto nell’altra. Una è la continuazione di ciò che per generazioni è stato fatto e tramandato, tecniche antiche che hanno vinto lo scorrere del tempo, l’altra è l’affermazione dell’ingegno e ferma rivendicazione dell’intelletto umano. Dove altro si possono trovare due facce della stessa medaglia che così bene coesistono e supportano a vicenda? Ma ora veniamo a noi perché il tutto deve pur sempre essere StieVecio! E’ da sottolineare come settembre sia il mese evidenziato in rosso nel calendario di qualsiasi vignaiolo, poiché comunemente è il mese considerato chiave per l’inizio/ prosecuzione della vendemmia. Essa nei dizionari viene definita o come l’atto della raccolta dell’uva, o come il tempo di raccolta della stessa; perdonatemi illustri Dottori ma sono in pieno disaccordo con le vostre autorevoli definizioni. Sono convinto che se venisse chiesto a un qualsiasi agricoltore cos’è per lui la vendemmia, ci sentiremmo rispondere che è un tempo di aggregazione e condivisione, di gioia e di fatica, ricco di significato e soprattutto quasi rituale. Ritengo sia fondamentale quindi non perdere di vista ciò che si cela dietro le azioni temporalmente determinate perpetrate da lunghi secoli, il loro significato trascende l’atto stesso, diventando, appunto, rituale.
Tornando a noi iniziamo dal vero e proprio inizio, ovvero Quando è nato il vino ? Immaginando i suoi albori, i primi momenti di gioia e festa in cui esso fa capolino nella storia, vengono subito in mente i lauti banchetti dei nobili romani. Ma all’epoca di quei pasti togati il vino era già una bevanda antica: in alcuni frammenti di vasellame rinvenuti in un villaggio neolitico sui monti Zagros, in Iran, e risalenti a 7.000 anni fa, sono stati trovati residui di uva pressata e conservata. Qui si ebbe anche la prima forma di rituale legata a questa pratica; gli Dei infatti venivano ringraziati mediante diverse cerimonie dedicate al frutto della terra concesso all’uomo e molte offerte dei sudditi al sovrano erano costituite da vino. -Curiosità: al tempo il vino era dolce, questo poiché non si era ancora in grado di controllare al meglio la fermentazione e i lieviti nutrendosi di zucchero non lo consumavano totalmente, lasciandone dei residui nel vino.- In Italia la viticoltura arrivò invece attorno al 2.000 a.C. grazie ai Greci, ma già gli Etruschi intorno al VIII sec. a.c. utilizzavano degli alberelli per sostenere i tralci della vite destinata a vari usi. La vite in Europa nel corso del tempo ha dovuto lottare contro moltissime avversità, tra le più importanti ricordiamo nella seconda metà dell’800 l’attacco dell’oidio (fungo parassita americano), che di poco non fece sparire totalmente il vigneto francese. Nello stesso periodo ancor peggiore fu l’attacco della fillossera che segnò come niente prima d’allora la storia di questa pianta; insetto parassita dell’apparato radicale della vite, distrusse circa l’85% del vigneto dell’intera Europa. -Curiosità: nel 2018 la produzione di vino in Europa ha rappresentato quasi il 60% di quella mondiale con l’Italia che da anni si conferma maggior produttore al mondo.- Solamente nei primi del ‘900 venne arginato il problema innestando le viti autoctone europee su appari radicali americani immuni al parassita. Si recuperò così gran parte del vigneto europeo, ma nonostante ciò molte specie sono andate perdute. Alcune invece sono riuscite a salvarsi grazie alla loro posizione (oggi chiamate per questo pre-fillossera), le vigne in alta quota o in terreni particolarmente sabbiosi infatti non vennero attaccate poiché locate in condizioni sfavorevoli all’insetto. La vendemmia in quel periodo si svolgeva caricando i tini, le tinozze e i cesti su carri e carretti trainati dai buoi e alle prime luci dell’alba ogni famiglia contadina, si avviava verso la campagna per iniziare il lavoro. Arrivati nei campi si scaricavano tutti gli attrezzi necessari; cesti e secchi venivano sistemati sotto il pergolato, pronti per essere riempiti di grappoli che i vendemmiatori staccavano dai tralci della vite con un netto colpo di forbice o con una lama di coltello. Quando i recipienti erano ricolmi d’uva, venivano svuotati dentro la bigoncia, caricata poi sulle spalle del più forte e portata fuori dal pergolato per essere rovesciata nella tinozza in cui due o più giovani a piedi nudi erano pronti per la pigiatura. Il momento del pranzo, come potete ben immaginare, era un momento di vera gioia. Le donne arrivavano nei campi con cesti ricolmi di vivande caserecce che disponevano sopra una tovaglia distesa sul prato. La vendemmia era ed è sì lavoro, ma anche condivisione, oltre a un rito fatto di fatica e di soddisfazione. Visto l’aspetto umanistico-culturale di questa pratica, manca ora quello più scientifico e -forse- meno poetico. Ma andiamo con ordine. La stagione vegetativa della vite dura circa sei mesi, da aprile a settembre. Normalmente l’uva impiega circa cento giorni dall’allegagione (trasformazione del fiore in acino) alla maturazione, un periodo pieno di lavoro per ottenere vini di qualità. Verso la fine dei cento giorni, l’uva inizia a maturare e a cambiare di colore (invaiatura) ed è proprio in questo momento che per aumentare la qualità delle uve, è opportuno fare un diradamento dei grappoli, eliminandone circa il 30%, lasciando sulla pianta solo i frutti migliori, in modo da accrescere la concentrazione zuccherina e ottimizzare la vigoria della vite. Gli acini infatti maturando diventano più morbidi, all’interno avvengono importanti trasformazioni chimiche: l’acidità si abbassa e lo zucchero aumenta, i tannini si trasformano e si formano le sostanze responsabili degli aromi e dei sapori. Esistono di conseguenza tre tipi di maturazione: • Maturazione Tecnologica: valutata in base al rapporto tra zuccheri e acidi. • Maturazione Fenolica: valutata in base al contenuto di fenoli e tannini. • Maturazione Aromatica: valutata in base all’accumulo di sostanze aromatiche. Non esiste una data certa nella quale questi tre parametri coincidono, ogni anno può cambiare a seconda delle variazioni climatiche. Secondo la saggezza popolare se l’estate è stata calda e con poche piogge seguirà una vendemmia precoce ai primi di settembre; viceversa se più fresca e umida si comincerà verso la fine di settembre. In realtà tutto parte da una serie di accurati test per capire il giusto momento di raccolta delle uve. Circa 20 giorni prima delle raccolta viene effettuato il monitoraggio del grado zuccherino e dell’acidità delle uve, prelevando diversi campioni nel vigneto, portandoli in laboratorio per esaminare il mosto. Alcuni vitigni maturano precocemente, grazie anche alla posizione geografica, che gioca un ruolo fondamentale. -Curiosità: nelle zone montane come possono essere i terreni del Trentino Alto Adige e Valle d’Aosta si produce un “vino di ghiaccio” (Ice Wine) vendemmiando di notte le uve appassite e ghiacciate nei mesi invernali. Si ottiene così un nettare dolce, aromatico e tanto raro quanto sorprendente.- Ciò che comunque racchiude tutto, la chiave di volta del nostro discorso e che da un filo logico a quanto detto finora è semplicemente il termine Terroir. Esso è la perfetta sintesi di tutto ciò che è legato all’ambiente pedoclimatico e al microclima in cui si trova e vive la vite. Comunemente il suo significato viene associato solo alla composizione e alla struttura del terreno, forse perché più intuitivo, ma attenzione a non perpetrare questo banale errore; la valorizzazione di eccellenze del nostro tanto amato quanto odiato paese passano anche da queste piccole cose. Noi di StieVecio non possiamo che restare sempre affascinati, di anno in anno, da questo particolare periodo, speriamo di avervi trasmesso un pò del nostro amore per una pratica tanto antica quanto estremamente moderna. Ma ci ritorneremo… Alla prossima !
“Chi ga inventà el vin, se no el xe in Paradiso el xe la vissin !!!”





