In mezzo al frastuono dei telegiornali, dei social-media e delle persone a noi vicine e
compagne di contumacia, ritorna fievole la vostra oramai amica voce vecia. Troppo scontato e comunque non affine al nostro stile sarebbe il parlarvi o discutere di una qualche analogia della situazione attuale con altre affini già passate, molti lo stanno già facendo da qualche
tempo. Mi permetterete però un breve e coincisa riflessione, adattandola al nostro scopo.
Tra il pubblico di chi “narra” dell’oggi paragonandolo al vissuto c’è chi trae conforto deducendo che situazioni simili -nonché ben peggiori- sono già belle che accadute e passate, e chi invece vi trova una qualche giustificazione a comportamenti discutibili nonché del tutto
inappropriati oggi però legittimati. Ciò forse a causa dell’eccessiva presunzione o ignoranza
oppure a causa della “sicurezza” data dal solo apparente parallelismo col passato di cui si parlava un paio di righe sopra.
In questi casi, a mio avviso, c’è solamente una cosa da ricordare di personale e libera interpretazione e che può esser di “aiuto” a entrambe le fazioni “apocalittiche”… tutto passa, compresi noi.
Tutti noi terminata questa “siesta” dalla vita consueta, ricorderemo sicuramente il mese di marzo come uno dei più significativi per la nostra società moderna. Forse però ciò che non sappiamo è che lo è sempre stato.
Marzo infatti ha in grembo la primavera, la natura si risveglia e, come confermato in questi giorni, riprendono le attività agresti. Il 1° marzo nella Repubblica Veneta non a caso era considerato il capodanno e festeggiato con la tradizione del Ciamar Marso . Altre due
importanti ricorrenze avvengono in questo mese, più precisamente il 25, ovvero la fondazione di Venezia e l’annunciazione del Signore; motivo per cui inizialmente il primo giorno dell’anno era considerato proprio il 25 marzo (spostato poi al 1° per comodità).
Ciamar marso, brusar marso o batar marso sono tutti sinonimi della stessa ricorrenza, antica fino all’epoca dei romani in cui paganamente veniva chiamata Calendimarzo e
caratterizzata da svariati riti propiziatori sia per la società (fidanzamenti pubblici) sia per la natura (sacrifici e celebrazioni).
Ma da dove derivano questi nomi? Beh, amici, è più semplice di quanto pensiate. Essi richiamano il rito compiuto principalmente dai giovani dei vari paesi che nei giorni di capodanno correvano per le strade battendo bidoni, latte, pentole, pezzi di metallo, coperchi e lamiere con lo scopo di generare il maggior frastuono possibile (a proposito di parallelismi e analogie… capodanno = rumore), ridestando così la natura dal suo dolce dormire. Nei campi
invece si utilizzavano, allo stesso scopo, vecchi vomeri di aratro in disuso, appesi sui rami delle piante o sui filari delle viti per poi essere percossi ininterrottamente per tutta la durata della festa.
Lungo le strade affollate, sui balconi e nei campi indorati dal sole, nel baccano generale, un solo grido risuonava e univa tutti gli abitanti ” BATI FORA MARSO CHE APRIL SE QUA!!!”.
Ora amici veci è evidente quanto questo mese sia stato e sia tutt’ora importante per la
nostra storia e quanto la società dei nostri antenati ne fosse cosciente. Se proprio vogliamo
cercare un parallelismo con il passato, cerchiamolo in positivo. Marzo è e sarà sempre il mese della rinascita, basta guardare la natura fuori dalla nostra finestra. Quest’anno Lei verrà svegliata non dal frastuono generato da lamiere e stoviglie, ma da quello generato dai media e da noi stessi.
Lei come ogni marzo si ridesta, si rianima, riprende il suo ciclo vitale come d’altronde faremo noi dopo questo “inverno”. Rifiorendo ci dona speranza, sicurezza e la certezza che prima o poi tutto passa, e ribadisce che Lei con o senza di noi, adesso si sta risvegliando.
Oggi il grido che risuonava anni addietro acquista un ulteriore significato, per noi, per la nostra società e per il nostro mondo quindi tutti insieme e fieramente portiamolo nei nostri cuori quasi come una preghiera e allora: BATI FORA MARSO, CHE APRIL SE QUA !!!
Con questo grido di speranza vi saluto, teniamo duro e attendiamo trepidanti (come i
nostri vecchi) il mese di aprile, riscopriamo la voglia e la gioia di ricominciare !
Alla prossima Ve c i ! E come sempre divulgate e portate sempre con voi lo Stie Vecio !





