Val depí un a far que zhento a comandar!
Cari amici, cari affezionati, grazie a Dio (o forse no … ?) siamo ancora qui ad allietare qualche minuto della vostra vita, così socialcome mai prima d’ora. Traffico dati al picco storico ma, chiaramente, è più che comprensibile. Ciò che fino a qualche settimana fa era demonizzato poiché divideva, oggi è osannato poiché unisce. Che fantastica epoca di contraddizioni il XXI° secolo! Non credete?!D’altronde seguaci della Vecia Voce basta guardare a noi; chi oggi ha un pezzo di terra con qualche albero e due ciuffi d’erba sui quali poggiare soavemente le natiche, sembra il più ricco al mondo. E allora dove prima -nelle popolari stories- vi era ostentazione di apericene in centro e serate in discoteca, oggi vi è la chiara, lampante e invidiata rivincita del borghese dolce far niente
Open-Air
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Chissà se dopo questa esperienza, come molti predicano e magicamente prevedono, riscopriremo realmente il valore che le generazioni precedenti attribuivano ai piccoli “piaceri” della vita. In soldoni allo star col cùl par aria
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Questa era una “posizione” alquanto frequente in campagna solo un centinaio di anni fa, quando intorno al 1918-1919 un’altra pandemia colpì il mondo: l’Influenza Spagnola. Si stima che circa 1/3 della popolazione mondiale ne fu contagiata con decine e decine di milioni di morti.
Nacque anch’essa da animali, ben diversi però da quelli che ci aspettiamo. Provate a indovinare! … Beh il virus si sviluppò e venne trasmesso all’uomo dai nostri cari amici e compagni di storia, i maiali. Ebbene sì, non da pipistrelli, ratti o inusuali animali esotici di qualche strano tipo provenienti da culture diverse e lontane.
Semplicemente dei maiali in Spagna. E ancora oggi i discendenti di questo virus
circolano tra i nostri amici suini. A buon intenditore poche parole
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Certo è che se a quei tempi il virus riuscì ad arrivare a toccare 1/3 dell’umanità
-nonostante le notevoli differenze dei mezzi di trasporto tra ieri e oggi- possiamo solo immaginare l’impatto che ebbe in un mondo uscito in macerie solo qualche giorno prima da un conflitto mondiale.
La storia è, ironicamente, una grande maestra; bisogna considerare sempre il suo punto di vista e ricordare.
Il cambio di abitudini che tutti noi stiamo attraversando, alcuni meglio di altri, forse non fu così marcato nell’Italia di un secolo fa, almeno per quanto riguarda il sostentamento della famiglia. Si ricorda che parallelamente allo sviluppo della pandemia, negli anni venti, in Italia si entrava nel cosiddetto biennio rosso, caratterizzato da profonda crisi socio-economica con numerosi scioperi, picchetti e scontri. Terreno fertile tanto per il virus quanto per il malcontento sociale, con le conseguenze che tutti noi oggi conosciamo. Ma di cosa vivevano le famiglie se nelle città gli operai scioperavano per aumenti salariali e per ottenere le 8 ore lavorative occupando le fabbriche, e nelle campagne braccianti, mezzadri e salariati fissi cercavano di ottenere salari adeguati, nuovi contratti e
terre? Per rispondere a questa domanda, è interessante considerare lo studio pubblicato da una nota catena di supermercati, in cui unificando i dati da varie fonti molto autorevoli, vengono analizzati i consumi alimentari dell’Italia nell’ultimo secolo. Nei primi vent’anni del ‘900 la popolazione consumava prevalentemente cereali, prodotti ortofrutticoli e… beh… bevande
alcoliche! Pensate che erano al terzo posto nel consumo alimentare, dopo cereali, frutta e verdura. Oggi il loro consumo pro capite è più che dimezzato, ma è rimasto parte fondamentale della dieta italiana fino a fine anni ’80!
Dati interessanti che fanno molto riflettere sono quelli legati al consumo di alimenti proteici come carne, pesce, latte, formaggi e uova; in Italia ne veniva consumato in media il 25% di quello che ne consumiamo oggi. E’ bene precisare inoltre che erano alimenti appannaggio delle classi più abbienti della società che li introducevano giornalmente, quasi a ribadire il loro status. Di conseguenza il dato è da riferirsi più basso del 25% per quanto riguarda la stragrande maggioranza della popolazione. Gradualmente il loro consumo è
aumentato negli anni a seguire, fino ad una controtendenza che caratterizza la società odierna, sempre più orientata alla sensibilizzazione e alla consapevolezza legata a determinati alimenti.
Da qui però a dire che il futuro sarà vegano ne passa di acqua sotto i ponti cari amici!
La carne nelle famiglie contadine era prevalentemente suina (potete quindi
immaginarne le conseguenze considerando la pandemia sopra citata), con sporadiche eccezioni avicunicole. Alimentazione proteica legata quindi al masc-cio
e alla sua rituale festa -della quale abbiamo parlato un paio di articoli fa-; un maiale quindi doveva bastare per tutto l’anno e per tutta la famiglia.
Nell’Italia settentrionale era molto diffuso il consumo giornaliero di polenta, alimento per i poveri se mangiata da sola, per i ricchi se fritta o accompagnata da formaggi, salsiccia, funghi o merluzzo. Questo tipo di alimentazione basato in gran parte sul mais, la scarsità di vitamine e amminoacidi e il diffuso alcolismo, ebbe come conseguenza il diffondersi della pellagra. Per contrastare il dilagare di un’ulteriore patologia vennero emanate delle leggi che imponevano un controllo accurato della qualità del granturco e, nei territori più colpiti, la sostituzione di tali coltivazioni con altri prodotti.
Bene Ve c i amici, prossimamente approfondiremo meglio alcuni aspetti legati a diversi punti di questo breve articolo, per il momento ci fermiamo qui. Ora possiamo tornare a lamentarci nelle nostre cucine mentre prepariamo pane, pasta e dolci, sui nostri divani mentre guardiamo serie di banditi mascherati da Dalì che rubano ai ricchi (?) o, per i più fortunati, nei nostri giardini a cùl par aria,
ma ricordiamo lo spirito con cui solo cent’anni fa i nostri nonni e bisnonni vivevano una situazione ben più critica della nostra.
Cerchiamo di rendere onore alla loro memoria, a tutti gli sforzi e sacrifici che hanno fatto per permettere a noi di lamentarci dall’alto del nostro oziare, enormi sacrifici che stanno facendo ora in primis tutto il personale sanitario e poi tutte le altre persone che portano sulle spalle il peso del nostro mondo.
Alla fine siamo uomini, apparteniamo alla terra e lei a noi.
Alla prossima Ve c i!
E come sempre divulgate e portate sempre con voi lo Stie Vecio!
Filippo
fotografie di Giorgio Borali





