Da provare, sicuramente!
Si dice che l’abito non fa il monaco, ed è vero: il locale esteriormente non si presenta in splendida forma. E’ il fascino sottile del decadentismo, delle cose poco curate e abbandonate all’inesorabile scorrere del tempo. Anche se il clima è cambiato e ormai non si distinguono più le stagioni, ora, al momento in cui scriviamo, siamo a primavera inoltrata: ad accoglierci non un fiore nei vasi o nelle fioriere di cemento. Solo il bianco dei muri e della struttura esterna che in estate funge da pergola, intaccato dall’umidità e dal passare delle stagioni. E’ sera. L’ingresso è modesto: si entra dalla porta e si è subito nella sala del bar, rischiarata da una luce bianca a basso consumo che lascia parte della stanza in penombra. Qualche slot in lontananza e l’eco del televisore acceso sopra i frigoriferi dei gelati. Ad accoglierci una signora, gentile e premurosa: la titolare dell’ esercizio. Siamo in due. Ci fa accomodare al tavolo. In sala noi e un’anziano che ormai sta finendo di cenare. Ci accomodiamo vicino alla stufa accesa. Alle pareti un rivestimento in perline di legno e qualche quadro, di quelli che non mancano mai a casa dei nonni. Lo stievecio, nell’arredo c’è di sicuro! Ordiniamo un paio di Moretti da 66, un piatto di affettati misti con formaggi e giardiniera, e un paio di fritture: queste sembrano essere la specialità della casa. Gli affettati buoni, davvero. La frittura, generosa nelle porzioni, dignitosa, come la trattoria. Dispiace vedere nel menù che molti dei piatti proposti riportano l’asterisco dell’alimento “che può essere surgelato”. Ma tutti, purtroppo, devono fare i conti con la propria economia e la realtà. In fine due caffè bruciacchiati. Auguriamo in meglio a questa trattoria umile ma dignitosa. Noi di sicuro ci torneremo, magari non con la fidanzata nella serata di S. Valentino, ma di certo per una tavolata in compagnia!






