In altre guide alcuni avventori la definiscono come “difficile da trovare ma con la migliore fiorentina della zona” ed io che non sono particolarmente amante della carne rossa posso confermare che la qualità di quest’ultima non è l’unica cosa che della trattoria Al Cantinon resta nella memoria di chi ha avuto la fortuna di gustare qui il proprio pasto.
Dopo aver attraversato i vitigni dei campi di Valnogaredo, arriviamo da Livio e Michaela, padroni di casa dalla gentilezza rara e dalla simpatia contagiosa. Ci accoglie subito l’atmosfera tipica della trattoria veneta, tovaglie a quadrettoni rossi e bianchi, sala d’attesa con bancone bar, esposizione di vini di cui la maggior parte provenienti da cantine dei colli euganei e l’immancabile frigo dei gelati per riportarci all’infanzia quando eravamo spensierati. Entriamo nella sala principale e si aggiunge un tocco alpino all’ambiente con pareti di legno, lampade che scaldano l’atmosfera, centrotavola di rame abbelliti da fiori, un po’ come essere in montagna ma sui colli, il clima fuori è autunnale dunque il connubio è perfetto ma se ci fosse stato il sole non avremmo perso la possibilità di pranzare nella terrazzina esterna immersa nel verde.
Ordiniamo subito del buon rosso di casa che ci accompagnerà durante il convivio, uno dei pochi in zona a mio parere che non sa di aceto e si fa bere piacevolmente.
Saltiamo gli antipasti ma vi consiglio assolutamente di prendere i fiori di zucca pastellati e se siete amanti degli affettati non potete farvi mancare un assaggio di prosciutto crudo di Montagnana con il melone, freschissimi e dolcissimi entrambi.
Primo per Thomas: agnolotti ripieni con ragù di cervo e salsa ai porcini, goduria senza confini, l’ambasciatore di Stievecio è piacevolmente soddisfatto di questo piatto ed io non posso che consigliare spassionatamente la pasta che è rigorosamente fatta in casa come vuole la tradizione, in particolare le margherite ripiene con ricotta ed erbette, provare per credere.
Io mi preparo con un’insalata e attendo una delle specialità della casa: il galletto, cotto a puntino, gustoso senza l’aggiunta di nessun tipo di aroma. Thomas mi accompagna con una classica costata di manzo dalle dimensioni alquanto intimidatorie ma pari alla sua bontà. Ci prendiamo il giusto tempo per assaporare tutto con calma e con l’aiuto dei contorni che non hanno nulla da invidiare ai piatti di portata. Zucchina tonda dolce, fagioli all’uccelletto, tegoline (fagiolini), funghi porcini (mi è venuta l’acquolina in bocca solo a nominarli).
Mentre Thomas si arrende all’ultimo boccone dell’interminabile costata io lancio uno sguardo al carrello dei dolci e mi faccio tentare da un altro classico della tradizione che è la cartina tornasole di ogni ristorante: il tiramisù. Delicato, morbido, caffè non troppo forte, insomma, il perfetto epilogo al banchetto appena consumato ma potrebbero essere state altrettanto valide la crostata di ricotta e pistacchi, il tortino con cioccolato e pere o l’intramontabile e sempre amata torta della nonna.
Thomas cerca aiuto in un caffè e al momento del conto (70 euro) trova rinforzo in un limoncello offerto dalla casa, io mi lascio in bocca il sapore del vino e del dolce e come ogni volta dopo aver mangiato in questo piccolo paradiso penso: viva i pranzi della domenica in trattoria.






